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…Ognuno è libero di lanciare appelli e farseli firmare da chicchessia. Anche chi, in nome della «libbertà» d’opinione li colloca in un sito web infarcito di insulti per gli avversari, di aperta apologia dell’antisemitismo e di negazionismo duro e puro. Quello, per intenderci, di chi scrive la parola Olocausto sempre fra virgolette…de "il Riformista” che si è aggiunto alla partita di caccia contro mutatis mutandis l’ebreo Faurisson, vogliono prendersela per ignoranza o malafede contro chi scrive “cosiddetto Olocausto”, allora devono prendersela innanzitutto con il noto storico ebreo Sion Segre Amar, che ha spiegato ai fanatici assetati di guerra ed istupidi dal loro vittimismo strumentale, che l’espressione Olocausto non ha valore scientifico. Giustamente, si parla anche di religio holocaustica.
chi definisce "cosiddetto Olocausto" la distruzione degli ebrei d'Europa non è degno di ricevere alcuna risposta.La frase è stata offensiva e la mia risposta adeguata e legittima: non riporto qui le mie testuali parole. Aggiungo che non mi aspettavo nessuna risposta, ma avevo mandato solo una notifica di questo Post, come faccio con tutti i soggetti che sono da me a vario titolo citati nei miei articoli. All’Innominato torinese, essendo io firmatario del manifesto Moffa, avevo anche mandato una sola frase di dissociazione dal Manifesto Mantelli. In questo testo è a mio avviso contenuto un grave illecito di cui ho detto sopra e che consiste nella pretesa di poter negare ad altri l’esercizio di diritti costituzionalmente garantiti, cioè l’art. 21 ed il 33. Con chi architetta simili operazioni sono io il primo a non voler avere nulla a che fare. Vi è solo da combattere e difendersi. Tuttavia, l’Innominato torinese, forse per ignoranza forse per malafede, non si accorgeva di offendere altri autorevoli esponenti ebrei del suo fronte, che egualmente usavano l’espressione "cosiddetto Olocausto". Il piccolo episodio testimonia di una diffusa malafede con la quale la storia viene asservita e strumentalizzata per ben precisi disegni politici, che ognuno ha diritto a respingere senza che ciò nulla abbia a che fare con lo “sterminio di ebrei e zingari” verificatesi durante la seconda guerra mondiale. Ho sopra spiegato con ragioni e motivazione del tutto autonome, l’inconsistenza ed inutilizzabilità scientifica del termine olocausto. Riporto adesso integralmente i testi di una polemica apparsa su la Stampa di Torino il 3 maggio 1994, a p. 18. Lo storico Sion Segre Amar, oltre che affermato nel suo campo disciplinare, è un ebreo purosangue. L’ambito della polemica non riguarda un ristretto settore di storici specialisti, ma coinvolge la totalità dei cittadini ed ha valenza politica. Da Torino o da Gerusalemme nessuno può chiedermi di interpretare la storia del XX secolo servendomi di categorie religiose proprie dell’ebraismo. Ho pieno diritto ad una mia interpretazione della storia contemporanea: non sono un fabbricante o scopritore di fatti successi o non successi, ma di ciò che è noto mi è lecito darne interpretazione.
Di un olocausto ebraico si è così parlato con leggerezza per anni, finché ci si è accorti che la parola è fuorviante, nel suo significato sacrificale ed espiatorio che nulla ha a che vedere con Auschwitz e dintorni, salvo che con essa si volesse sottintendere che chi ad Auschwitz è stato sacrificato lo fu per espiazione di quel supposto deicidio che ora perfino la Chiesa di Roma ha rinnegato. Io stesso l’ho talvolta usata, quella parola, seppure con riluttanza, facendola però precedere dal correttivo: cosiddetto. Ma da quando ho saputo che anche lo storico revisionista Coppellotti si esprime in quel modo per affermare che Auschwitz non è mai esistito, preferisco usare il semplice nome geografico di quella città, per sintetizzarne il funesto significato.«…Anche in questo caso dobbiamo lamentare un ulteriore esempio dell’appiattimento stereotipico della storia degli ebrei, sempre più considerata come storia dell’antisemitismo, religioso o politico» (Ariel TOAFF, Pasque di sangue, p. 5).
chi definisce “cosiddetto Olocausto” la distruzione degli ebrei d'Europa non è degno di ricevere alcuna risposta.Così ha parlato il Servo di Jahvè! Si salvi chi può. Ma soprattutto con i progetti Mastelli alle porte ogni persona che voglia evitare grane farà bene a cambiar strana ogni volta che incontra un ebreo oppure se parla in pubblico dovrà ben accertarsi che non ci siano orecchie ebraiche ad ascoltarlo. Un nuovo ghetto è stato costruito. L’Appello Mantelli esprime tutta l’arroganza di un vittimismo che abusando della giusta solidarietà che si deve alle vittime dello sterminio nazista hanno trasformato in rivalsa ed intolleranza la spontanea pietà davanti allo spettacolo dei campi di concentramento, veri o falsi che siano. La maggior parte delle vittime ormai non vivono più, ma per dirla con Finkelstein quanti son rimasti di quella tragedia hanno saputo fare una lucrosa industria. Chiudo con una nota di ilarità che qui capita proprio a fagiolo. Il Contromanifesto Mantelli si apre con una parodia del verso dantesco usato da Moffa, al quale Mantelli oppone il seguente epitaffio:
ma per seguir virtute e canoscenza (sic!).
Per l'appunto ciò che, in quel di Teramo, a qualcuno difetta...
Per conoscenza.
Brunello Mantelli, anche a nome di altri 269 cittadini dell'Unione Europea.
Egregi Signori, leggo il vostro nome in un Appello pubblico, il cui scopo evidente è che una determinata persona (Robert Faurisson)Torna al Sommarionon possa avvalersi di diritti riconosciuti ad ognuno dalla nostra costituzione, intendo l’art. 21 sulla libertà di pensiero e di sua manifestazione con ogni mezzo di diffusione e l’art. 33 che dice essere la scienza e la ricerca in Italia libere.
Ho firmato anche io un Appello pubblico. Ma il mio Appello è volto a far riconoscere un diritto costituzionale disatteso. Il Vostro ad impedire l’esercizio di quello stesso diritto. Il mio Appello è conforme a costituzione. Il Vostro difforme. Il mio è conforme a diritto. Il vostro difforme. Evidentemente non viviamo sotto il regime di uno stesso patto costituzionale. In tempi di secessioni e guerre civili è forse bene interrogarci sulla comune volontà di una civile convivenza.
Mi chiedo se il vostro gesto di voler unire la vostra firma al manifesto Mantelli sia stato qualcosa di attentamente meditato o non piuttosto una superficiale adesione ad una richiesta degli ambienti ai quali siete organicamente collegati. Ad essere leso è il diritto ad ognuno concesso di poter ascoltare ed acquisire una conoscenza diretta dei fatti, criticamente valutabili da ognuno. Sono io prima ancora del francese Robert Faurisson, la cui incolumità è stata seriamente minacciata in Teramo, ad essere stato leso nei miei diritti costituzionali. Dico io ma parlo “uti universus” non “uti singulus”. Solo per un caso non mi sono trovato in Teramo e quindi anche io avrei potuto correre seri rischi per la mia incolumità, avendo avuto la sola colpa di voler ascoltare un discusso e controverso conferenziere, le cui ragioni non diventano vere per il solo fatto di essere proferite e di essere state ascoltate da qualcuno. Essendo maggiorenne e ahimé ormai orfano di entrambi i genitori, non sono tenuto a chiedere permessi a nessuno circa spettacoli (film, opere teatrali, ecc) o conferenze da vedere ed ascoltare. Quindi, vi sarei grato se voleste delucidarmi i vostri meccanismi mentali per i quali io dovrei dipendere dal vostro permesso. In mancanza di una vostra risposta – magari da voi ritenuta non dovuta in quanto io minore a voi in dignità di cittadino – dovrò considerare almeno spiritualmente sciolto il vincolo che ci unisce sotto una stessa costituzione. Vado però scoprendo, mentre cerco i vostri indirizzi in rete, che buona parte di voi siete ebrei. Ciò che un poco le carte in tavolo. Ognuno di voi ritiene forse sua principale patria lo Stato di Israele: basta che lo vogliate ed avrete ivi un diritto di cittadinanza. Io di patri e di identità ne possiedo una sola: voi state tentando di privarmi della mia patria e della mia identità: l’Italia.
È subito parso inutile ottenere simili chiarimenti da chi vi forse per primo vi ha allertato. richiedendovi la firma ad una improvvida iniziativa. Si è infatti rifiutato di rispondere per espressioni non da me usate per primo, ma già dal noto storico ebreo, non revisionista o negazionista, Sion Segre Amar. Tolto il Mantelli, mi rivolgo individualmente e collettivamente ad ognuno di voi per ottenere i desiderati chiarimenti. Ripeto poco mi importa di Faurisson, molto mi importa della mia libertà e dei miei diritti costituzionali.
Antonio Caracciolo- Docente di filosofia del diritto nell’Università di Roma La Sapienza
PS - Questo mio testo è in costante elaborazione, anche in sintonia con la cronaca giornalistica di eventi ancora in fase di svolgimento.
Nulla capiva allora Taradash di università e nulla ne capisce adesso, quando nel riferire sulle violenze ebree in Teramo contro Faurisson e Moffa dice che l’università ha proibito “giustamente” che Faurisson potesse parlare: che ne sai tu, o Marco, di quel che è giusto e ingiusto, vero o falso, e soprattutto con quale diritto credi di poterlo stabilire per gli altri? Ancora una volta dimostri di essere un liberale travestito. In realtà, le cose stanno diversamente: nessuno nelle università ritiene che la libertà di pensiero e di parola sia un valore desueto. Ammetterlo significa chiudere baracca e precludersi ogni possibilità di ricerca e di pensiero. In Teramo ha prevalso la paura e tutta l’università italiana è stata offesa e mortificata. La lobby ebraica ha dimostrato la sua potenza. La chiusura è stata dunque dettata da ragioni di ordine pubblico e da minacce di violenze e ritorsioni ebraiche.
Avrei ospitato io stesso Faurisson nel mio corso di Lezioni se non avessero impedito ciò ragioni di mera opportunità, non la verità o falsità di ciò che Faurisson avrebbe potuto dire. Per stabilire che qualcosa è vero o falso, occorre prima ascoltare ed esaminare direttamente, non per sentito dire o per delega ed ordine altrui. Gli Ebrei risolvono il problema impedendo di parlare a quanti contestano la loro religio holocaustica, trovando in pseudoliberali come Taradash i loro alleati. Se però, come ritiene Taradash, Rettore e Preside di Teramo ritengono che sia stato “giusto” il loro divieto, allora è il caso di ricordare che per effetto dello “scippo Dalla Chiesa", di cui Taradash è stato firmatario, essi non rappresentano per legge l’università nella sua componente più autentica e vitale, cioè i Ricercatori, che da anni emigrano all’estero appena maturano condizioni anche di poco più dignitose di quelle offerte in Italia.
ci hanno fatto capire che firmeranno ogni richiesta che monsignor Bagnasco penserà di inoltrare per conto del suo capo Joseph Ratzinger, divinizzato con il nome di Benedetto XVI. I fiumi scorrono trattenuti dagli argini. Rotti gli argini della storia, a giudicare dai trionfalismi del post Family Day ci si dovrebbe aspettare un ritorno dei peggiori spettri del passato: roghi ed inquisizione, demonizzazione delle eresie, fine del libero pensiero, “elogio dell’inquisizione”, cattolicesimo come pensiero unico ammesso ed il papa come suo unico e legittimo interprete. Per non parlare di quanti devono aver di che temere se appena vivono fuori dalle regole e condotte di vita fissate dai Bagnasco ed oggi propagandate da una nuova setta di “atei devoti”: il clero rosso, rimasto orfano del comunismo sovietico, si è messo a servizio del clero vaticano. Friedrich Nietzsche moriva nel 1900, ma lasciava acquisizioni di pensiero che sembravano irreversibili. E lo sono ancora, per la verità. Ma non per tutti. Ne resteranno fatalmente esclusi i trinitari del Giuseppe, Maria ed il Bambinello.
Vi è da temere per il contenuto normativo delle leggi posto nella loro completa discrezionalità. Del resto, la Chiesa nel corso della sua storia ha sempre avuto il massimo disprezzo per le masse che mobilita. Ad interessarla sono i loro capi civili, politici e militari che possono loro imporre gravami e comminare pene. È questa la vera storia delle conversioni e della diffusione del cattolicesimo: da Costantino, a Carlo Magno ed a Carlo V. Trono ed Altare sono sempre stati alleati nel mantenere le pie masse sotto il servaggio materiale e mentale. L’uso idiota di termini come “laico” e “laicista” è la dimostrazione di una manipolazione del linguaggio di cui si rendono egualmente complici governanti di maggioranza e di opposizione. L’illuminismo e la sua capacità demistificante sembra qui impotente.
Ma ora con il restringimento degli spazi di libertà che i nostri politici offriranno all’Inquisitore Ratzinger in cambio di trenta danari anche gli Accademici dei Lincei e le Margherite nobilitate si dovranno genuflettere al nuovo trinitarismo. Gli Irving ospiti delle carceri austriache saranno il futuro di quanti, pochi o molti che siano, manifesteremo l’insano proposito di voler pensare con la loro testa o fuori dai binari consentiti. Si è parlato del crollo del marxismo confondendo il comunismo sovietico e staliniano con la critica alla teologia della religione trascendente: nulla di più lontano dal vero. Hegel, Fuerbach, Marx, Nietzsche e tanti altri hanno segnato pietre miliari che possono essere ignorare, che come dice il pericoloso terrorista Rivera, solo da chi non si vuol evolvere. Per viltà o loro modestia i dotti hanno valutato che le verità più alte possono essere conquistate solo con il lento e faticoso lavoro del concetto e che per questo sono fatalmente precluse alle masse sanfediste, indottrinate e tenute a bada con l’immagine di Gesù, Giuseppe e Maria. Esisteva ancor prima del cristianesimo una religione ben più profonda di quella offerta dal dio barbuto. Era però rigorosamente proibito renderla pubblica e fare proseliti. Fu così che i suoi templi furono demoliti dal cattolicesimo divenuto religione di stato e teocrazia. Quella storia continua fino ai nostri giorni. Ed ora non si tratta più di divulgare le proprie verità agli “ignoranti”, di non voler gettare le proprie perle ai porci, ma di difendere il diritto ad una propria verità conquistata con molta fatica e travaglia, una verità non meno saldamente radicata del trinitarismo del Bambinello, in pratica si tratta di difendere le basi più profonde della propria esistenza e della propria identità. Qualcosa per la quale si può e all’occorrenza si deve morire: molti sono già morti per consegnare a noi una libertà a loro negata!
ha ormai indossato la divisa di un luogo tenente del cardinale Ruffo, oggi redivido in monsignor Bagnasco, appena succeduto a Camillo Ruini, il cui nome evoca le “rovine” alle quali dovremo presto abituarci. Pezzotta intendeva riferirsi all’invito di Giovanni Paolo II a non aver paura nel sostenere le sante causa della santa chiesa. Non essendo relativisti né Pezzotta né il papa polacco e tanto meno adesso il papa tedesco sono sfiorati dal dubbio che l’invito possa essere da altri accolto e letto in senso diametralmente opposto. Come “laico liberale”, terminologia fastidiosa che mi trovo costretto ad usare in mancanza di meglio, mi ero posto fino adesso in un atteggiamento di civile rispetto verso chi faceva professione di cattolicesimo. Ciò non è servito a nulla, ma è stato interpretato come una debolezza. Di fronte non già a delle minaccie, ma a veri e propri attentati al sistema delle libertà civili di questi ultimi trent’anni, ognuno deve adesso assumersi le proprie responsabilità e decidere da quale parte del fronte stare. I giornali cartacei ed online oltre che le televisioni danno ampio risalto alle due manifestazioni che si svolgeranno in Roma questo pomeriggio. Anche io sarò ad una delle due: quella che con minori risorse finanziare è stata indetta nelle ultime settimane a piazza Navona. In questo post, a mo’ di archivio storico, raccoglierò tutte le notizie che mi sembreranno meritevoli di venir ricordate. Ognuna di esse avrà il valore aggiunto di un mio commento. Appositi links interni agevoleranno la loro consultazione. Chi vorrà lasciare commenti significativi non troverà il mio contraddittorio. Mi riservo piena libertà sulla titolazione degli articoli, che sarà già l’inizio del mio commento. Il titolo originale lo si otterrà clicclando sul link.
Sull’indipindenza e l’oggettività del sistema dell’informazione nessuno si fa soverchie illusioni. Tuttavia, anche con la migliore delle intenzioni, è difficile ignorare del tutto l’esistenza di un’altra manifestazione in piazza Navona, sia che la si voglia chiamare contro-manifestazione sia che la si voglia considerare del tutto legittima e necessaria per un’estrema difesa di libertà che vengono svendute sotto banco dai tanti parlamentari dai tanti parlamentari di ogni partito che sono accorsi proprio sotto il palco del Family Day. Proprio di questo si tratta: di una svendita dei diritti dei cittadini conquistati quel lontano 12 maggio 1974, quando il 70 per cento degli italiani disse no al potere clericale, confermando l’istituzione del divorzio nella legislazione italiana. Giova ricordare che l’istituto del referendum abrogativo, previsto nella costituzione e mai attuato fino a quel momento, fu approvato con legge di attuazione proprio in previsione che il fedele popolo cattolico d’Italia avrebbe abolito il divorzio introdotto dal parlamento. Il popolo italiano si dimostrò allora più avanzato e progressista dei suoi parlamentari. Il papa intanto annuncia dal Brasile le sue prossime mosse, che potranno essere tanto più efficaci tenendo sotto silenzio il popolo italiano del 12 maggio 1974 e lavorando sott’acqua. La scaramuccia iniziale verte già sulle patenti di legittimazione verso l’uno o l’altra delle due manifestazioni. I politci che vogliono raccogliere voti dall’una e dall’altra parte si barcamenano in modo quanto mai penoso. La democrazia ne trarrà certamente beneficio se l’evento toglierà credibilità ad un ceto politico ormai non più all’altezza dei tempi.Forza Italia sarà ufficialmente in Piazza San Giovanni, alla manifestazione per la famiglia, rappresentata dal nostro coordinatore Sandro Bondi e da moltissimi parlamentari nazionali ed europei, sindaci, consiglieri comunali, provinciali, regionali e da moltissimi militanti e simpatizzanti.ma si è potuto apprendere che il vicecoordinatore e presidente Biondi ha deciso “ufficialmente” di non esserci e volutamente non hanno esteso il loro documento ad altri parlamentari ed iscritti a FI. Quanto poi all’«ufficialmente», a voler essere rigorosi, occorrerebbe partire dall’attuazione dell’art. 49 cost, mai avutasi. Tutti i partiti sono allo stato una combricola di arrivisti ed affaristi, capaci di strumentalizzare, pur di far voti, anche la luce del sole o la scoperta dell’acqua calda. Agli on. Palmieri-Bondi-Vito suggerisco io un bella proposta di legge, che piacerà certamente anche all’Unione, per le famiglie numerose: non qualche scatola di latte in polvere in più,Dopo che ieri sera alla Camera l'Unione ha votato compatta contro la nostra proposta di discutere con urgenza nelle prossime settimane la proposta di legge Palmieri-Bondi-Vito per le famiglie numerose, la nostra presenza intende ribadire l'impegno di fare leggi che promuovano le famiglie, in continuità con quanto fatto dal governo Berlusconi
ma un milione di euro per ogni nato da padre e madre, oppure in alternativa almeno un trasferimento delle attuali risorse destinate alla chiesa cattolica ad ognuna delle famiglie presenti nella piazza di san Giovanni, che sono “sante” e “benedette” e meritano perciò più delle altre che non vanno in chiesa la domenica. Alla chiesa cattolica non dispiacerà rinunciare a quello che possiede per nutrire le sue pecorelle fedeli. Loro che son onorevoli lo posson fare! A far demagogia son tutti bravi. Ed io resto del parere che ad insistere sulla famiglia – lo facciano! – si scoprirà presto che le famiglie degli onn. Palmieri, Bondi, Vito (per non parlare di quella del presidente Berlusconi) in quanto a possibilità finanziarie non sono e non saranno mai esattamente la stessa cosa della stragrande maggioranza delle famiglie italiane, che guarda caso fanno sempre meno figli, non avendo i mezzi dei citati onorevoli e non ritenendo risolutiva qualche scatola in più di latte in polvere o interventi fiscali su stipendi da mille euro mensili. Forse pensano che l’affare non conviene: è un lusso che solo i citati onorevoli si possono permettere. Potrebbe fare ciascuno cento, mille, diecimila figli a testa ed avrebbero così risolto il problema del calo di natalità del popolo italiano: potrebbero chiamarsi meritatamente padri della patria.
Ma in realtà ad essere stata maggiormente ingannata è stata la maggioranza che fra cinque, dieci, venti anni potrà ritrovarsi nelle identiche condizioni di quelle minoranze, alle quali oggi vengono negati diritti che domani possono essere nella facoltà di tutti. Il divorzio o l’aborto non è un augurio che si possa fare agli altri o a se stessi, ma se le disgrazie della vita riducono qualcuno in quello stato il non potervi fare ricorso sarebbe una moltiplicazione inverosimile di una male che può incombere ad ognuno. Su questo si era pronunciato il 70 per cento degli italiani, guarda caso, proprio il 12 maggio del 1974. Sono sicuro che la prossima proposta di legge di qualche nutrito gruppi di cattolici osservanti sarà volta, per il bene della famiglia e la difesa della razza, all’abolizione del divorzo e dell’aborto. Quanto dovremo aspettare? A quando il prossimo intervento pubblico della chiesa cattolica nella sfera politica? A quando la prossima illuminazione delle coscienze?
Ci resti pure sulla piazza, a fare il palo. Per quanto mi riguarda l’on. Palmieri rappresenta se stesso, non me che in quella piazza ero stato il due dicembre. Invece io sarò domani a piazza Navona. Il partito sta dove ognuno è. Se vi sarà possibilità di contrapporsi all’interno del partito in ordine alle ragioni per cui uno sta a san Giovanni, altri a piazza Navona, scontro e dibattito vi sarà. Certamente, non è nelle facoltà dell’on. Palmieri di portarmi a forza in San Giovanni o di potermi fare un baffo per aver io (e tanti altri) deciso di non esserci in quella piazza, ma di averne preferita un’altra, senza per questo ritenere di uscire dal partito. Mi auguro che ne esca l’on. Palmieri.
Leggo in un articolo on line, che offre una panoramica delle variegate posizioni alla vigilia delle due manifestazioni del prossimo sabato: La famiglia divide i politici. Di Rutelli poco mi importa sia che parli sia che faccia qualcosa: può anche andare al diavolo! Di lui ricordo quando si era messo perfino a citare Hobbes senza sapere che il pensatore inglese, fiero antipapista, può essere citato da lui solo e sempre a sproposito. Glielo avevo anche scritto, ma un uomo come lui può solo parlare dai salotti televisivi a tutti ed a nessuno. Per me decisamente interessante e confortante questa notizia che si trova in fondo all’articolo: E mentre il forzista Enrico La Loggia annuncia che sara' in piazza, i colleghi Cicchitto e Biondi spiegano il loro no: "Trattandosi di una manifestazione esplicitamente e legittimamente convocata dall'associazionismo cattolico, i sottoscritti, che sono laici senza aggettivi, fanno ad essa i migliori auguri di successo, ma non saranno presenti per rispetto dell'identita' altrui, ma anche della propria".Mentre mai a me è “fregato nulla” di ciò che possa dire un Roberto Calderoli, la cui presenza sulla piazza politica è per me un’attestazione del degrado del dibattito politico in Italia.
Bella ed indovinata è stata una battuta satirica in tv: il cervello di Calderoli vale di più di quello di un Einstein o un Beethoven perché non è stato mai usato. Quanto a Pezzotta adesso “profeta” non riesco più ad averne rispetto dopo che dismessi i panni sindacali indossa adesso quelli sanfedisti, pretendendo di infinocchiare quanti vedono nelle armate allestite dalle parrocchie ed a spese del contribuente un vero e proprio fenomeno di assalto clericale allo Stato italiano, rappresentato da politici che puntano ai voti delle parrocchie stesse. Quanto a Fini vorrei commentare che siamo ormai giunti ad una fase in cui diventa politicamente squalificante definirsi cattolico. Dopo la scomunica messicana, i cattolici possono solo stare in chiesa. Sulla piazza politica suscitano del tutto legittimamente la categoria dell’anti allo stesso titolo legittimamente e preclusivo dell’antifascista, dell’antinazista, dell’anticomunista. In quest’ultimi casi l’essere anti è una prescrizione costituzionale.Siamo in campo, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II e con le sue parole: “Non avere paura”.Appunto! Non si deve aver paura nel dire “no” a Pezzotta e Co. Mi sento ora politicamente legittimato alla critica anticattolica ed anticristiana. Se questi avessero scelto per se la dimensione privata dei loro valori religiosi, nessuno potrebbe loro nulla obiettare, ma avrebbe dovuto sentirsi politicamente e moralmente obbligato a tutelare e garantire i loro valori religiosi.
Ma quando sputano in faccia al loro prossimo i loro opinabilissimi valori, pretendendo di trasformarli in leggi dello stato o perfino in loro nome di bloccare la normale produzione legislativa, allora è virtualmente aperta una nuova guerra di religione, dove appunto non bisogna aver paura ed occorre combattere per la difesa della propria libertà e della libertà di cattolici, buddisti, confuciani, atei, ecc. in quanto cittadini di uno stesso stato dove deve regnare la pace. Per ritornare ad Hobbes, incautamente citato da Rutelli nel corso della battaglia referendaria, vale la pena di ricordare la sua prima legge di natura: deve essere cercata con ogn mezzo la pace, ma se questa non è proprio possibile occorre fare la guerra. Non si può ottenere la pace con l’acquiescenza all’arroganza ed invadenza clericale. Quanto poi alla famiglia, realtà quanto mai variegata ed irta della stessa conflittualità che gli ex-marxisti della lotta di classe dovrebbe ben conoscere, sono del tutto certo che è argomento ambiguo e pretestuoso più di ogni altro. Vadano pure avanti per questa strada: hanno acceso la miccia di una bomba che esploderà nelle loro mani.
Dalle fila del pubblico aveva posto ai relatori (Della Vedova, Morando, Capezzone) una domanda provocatoria: di quanto si potrebbero da subito abbassare le tasse agli italiani se si abolisse l’otto per mille alla Chiesa e tutti gli altri privilegi connessi. Non tra i relatori ma come moderatore onorario era presente anche il consigliere regionale Stefano De Lillo, che mi infastidì con un’interruzione. La mia domanda suscitò un certo scalpore. A Morando che se ne meravigliava dissi che non vivendo di politica potevo permettermi di dire quello che pensavo. Il solo che rispose alla mia domanda, anche per l’ora tarda, fu Benedetto Della Vedova, il quale già anticipava la posizione odierna. La sua preoccupazione era di non cadere in forme di anticlericalismo. Pertanto rispondeva alla mia domanda in un contesto più ampio: non vi era solo la chiesa cattolica a fruire di contributi pubblici, ma i sindacati ed una miriade di altre associazioni. Io veramente intendevo che si incominciasse proprio dalla chiesa cattolica, o che almeno si estendesse l’otto per mille a tutte le altre associazioni più o meno meritevoli di contribuzione. Ad esempio, togliendo ogni altro finanziamento pubblico ai partiti, si potrebbero mettere i partiti politici in sana competizione con la chiesa cattolica nella raccolta dell’otto per mille e si potrebbe così abolire l’ultroneo 5 per mille attuale ovvero li si unificare portanto l’otto al 10 e lasciando il 3 per mille per il finanziamento di una Authority di controllo sull’uso legittimo del 10 per mille. Una riforma a costo zero facile facile.
Proprio questo Manifesto dovrebbe spingere Benedetto Della Vedova a dare un segnale forte che esiste una Forza Italia diversa da quello di Quagliarello o di quel De Lillo che stava seduto con lui alle Fornaci. Con il suo nicodemismo Della Vedova indebolisce la caratterizzazione liberale di Forza Italia, ormai sbilanciata verso un clericalismo sempre più spinto. Mi stupisce che ciò non sia compreso da una persona intelligente come Della Vedova. Già avevo delle riserve mentali per i Riformatori Liberali a causa della presenza nelle loro fila di Marco Taradash che non è intelligente, colto e preparato come Della Vedova. Con Taradash mi è rimasto in sospeso un conto in conseguenza di una sua firma allo “scippo” messo in atto dall’on. Della Chiesa. Si trattava allora di un provvedimento di legge in materia di università che stava per passare in commissione legislativa. In virtù di questa norma i ricercatori universitari avrebbero fatto parte di diritto dei Consigli di Facoltà e sempre di diritto, cioè per legge, e non solo per norma statutaria, come è attualmente nella maggioranza dei casi, avrebbero potuto votare per l’elezione del Rettore. Si trattava di pura democrazia a duecento anni dalla Rivoluzione francese. La norma incideva sul sistema del potere baronale nelle università, in particolare all’interno di alcune potentissime facoltà di Giurisprudenza che possono mobilitare non pochi parlamentare, un vero e proprio caso di conflitto di interesse mai venuto alla luce. La potente lobby accademica dei professori ordinari riuscì attraverso Della Chiesa, il figlio del generale ammazzato, a sottrarre alla commissione il testo, avocandolo all’Aula perché ne discutesse, ma l’intento consapevole era che mai ne avrebbe discusso. Era una chiarissima manovra per affossare il provvedimento, che non distribuiva danari o privilegi, ma fissava regole elementari di democrazia e partecipazione nell’autogoverno delle università.
Essendo stato da me votato, io chiesi ripetutamente a Taradash che mi spiegasse le ragioni del suo insano gesto. Dopo ripetuti tentativi ai quali sempre sfuggiva, finalmente lo strinsi proprio alla sede radicale di Torre Argentina. L’unica risposta che seppe darmi fu: «perché ero d’accordo con Della Chiesa». Già! Ma, disgraziato, io avevo votato te, non lui! Dubito che Marco Taradash capisca qualcosa di questioni universitarie. Se non ricordo male, non è neppure laureato. La sua mancanza di una specifica preparazione è facile da riconoscere: arraspa di qua e là. Quindi: Della Vedova + Taradash = Riformatori Liberali. Anche per la posizione odierna di Della Vedova in materia di diritti civili e laicità dello Stato mi decido a non propendere verso pseudo “Riformatori Liberali”. Comunico ciò immediatamente a Benedetto Della Vedova: con rammarico!
Di mestiere, ch’io sappia, De Lillo fa il ginecologo, non l’economista, ed il ginecologo non nel senso socratico del termine, ma proprio nel senso di chi va a guardare fra le gambe delle donne. Questa la sua competenza professionale. Per il suo consenso elettorale molto deve agli ambienti clericali della capitale. Io lo votai solo perché in pratica le candidature sono disposte dall’alto ed il militante di partito non può scegliere nulla: bisogna sorbirsi la minestra che il convento passa. È anche da dire che il normale rapporto che in tutti i partiti esiste fra eletto ed elettore è di natura clientelare. Sei arrivato dove sei ora con l’aiuto del voto mio e con quelli che io ti ho procurato presso parenti ed amici, pertanto vedi un po’ come puoi favorirmi. Questo è il normale rapporto eletto-elettore. Le 26 mila parrocchie d’Italia non si comportano in modo diverso. Anzi le loro richieste sono anche più sfacciate perché fatte in nome della religione. Per quello che mi riguarda, se appena posso avere una “comunicazione” con il candidato da me eletto, io intendo e pretendo di poter parlare con lui di politica e confrontarmi con il deputato, per verificare quanto di politica egli ne sappia veramente. Con De Lillo Stefano, da non confondere con il più giovane e ambizioso fratello, il mio dissenso assunse i colori dell’ira funesta in occasione del raduno da lui organizzato per l’astensione dal referendum sulla fecondazione assistita.
Se almeno egli mi desse in cambio del mio voto con lui sprecato la registrazione di quell’evento, ne avrei di che chiosare tutti gli interventi ed i personaggi di quella manifestazione, tra i quali brillò come una stella del firmanento l’europarlamentare Antonio Tajani! L’evento rimase per me mitico e vi ritorno ogni volta che posso. Addirittura ricordo di un on. Tizio di cui non faccio il nome per timore di sbagliare, il quale esordì con piglio mussoliniano: »siamo o non siamo cattolici?!« Mi dispiace che Della Vedova scelga di stare in questa compagnia. Chiusa la divagazione, ebbi modo alle Fornaci di zittire pubblicamente Stefano De Lillo in quanto non a lui, incompetente sulla materia, avevo posto la domanda, ma agli economisti relatori (Morando, Della Vedova, Capezzone). Mi dichiarai però con lui disponibile (“invito a nozze”) ad ogni pubblico confronto, dove un suo elettore pentito e deluso possa contestarlo o con lui confrontarsi in materia riguardante la politica e lo Stato, ma soprattutto in materia di libertà civili, di autentica religiosità, di separazione fra Stato e Chiesa secondo la formula “date a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio”.Caro Della Vedova,Rispetto all’originale effettivamente inviato, il testo qui pubblicato ha un minimo di correzioni formali. Doveva essere un’attività di pochi minuti. Invece se ne andato via un bel po’ di tempo di questa mattinata, dove mi restano ancora parecchie cose da fare. La lettera inviata a Della Vedova conteneva parecchi errori tali da comprometterne l’intellegibilità.
Sono quel Tizio che alle Fornaci le pose una domanda sull’otto per mille. Ho appena scritto sul mio blog: FARE POLITICA IL FORZA ITALIA, url: http://clubtiberino.blogspot.com/ il post allegato.
Ai suoi indirizzi a me noti riceverà anche un più ampio post, sul Manifesto Quagliarello, firmato da non pochi parlamentari di Forza Italia. Ad uno ad uno invierò lo stesso testo a tutti i 1000 parlamentari di Camera e Senato. Non mi illudo che serva a qualcosa. Sono perfino sicuro che non verrà letto, ma ciò non mi trattiene da quel poco che mi è possibile fare.
Di questo poco fa parte il mio essere presente a Piazza Navona il prossimo 12 maggio. Mi dispiace che Lei non ci sia. Significa che abbiamo diverse sensibilità sulla politica e sul liberalismo.
Pur avendo fatto una dozzina di esami di economia, non mi ritengo un economista. Durante i miei anni universitari ho seguito una serie di lezioni di Antonio Martino, allora assistente dell’Ambasciatore Giretti alla cattedra di economia internazionale a Roma. Martino spiegava con rigore geometrico l’equilibrio del libero scambio, la localizzazione ottimale delle risorse e della produzione di beni, ecc. La mia obiezione mentale era allora che siamo d’accordo sugli equilibri nel medio periodo. Il problema a me appariva però il seguente: un uomo (Pinco Pallino o Mario Rossi) messo sott’acqua non può resistere più di cinque minuti. Muore. Quindi la dottrina dell’equilibrio economico ottimale va bene se rimane sulla lavagna, ma non va bene per Pinco Pallino che dice: io sono morto nel frattempo, cioè nel passaggio da un equilibrio all’altro. Non voglio banalizzare, ma mi pare che anche Lei Benedetto sia su questa strada. Certo, gli ammortizzatori sociali. Lo sappiamo. Il problema è che non funzionano quanto e come dovrebbero.
Ritornando alle Fornaci, le pongo la seguente considerazione: ma quanto tempo della discussione è stato dedicato a cinque miserabili euro sulle ricariche. Non le pare che la riduzione fiscale sarebbe stata più consistente se si fossero toccati i privilegi della Chiesa cattolica? Lei ha detto: non è solo la chiesa cattolica. Io Benedetto Della Vedova non sono un anticlericale. Io Antonio Caracciolo le dico invece: incominciamo da lì e poi tutto il resto sarà più facile.
Antonio Caracciolo
- Ricercatore universitario di Filosofia del diritto nel Dipartimento di Teoria dello stato dell’Università di Roma La Sapienza
- Coordinatore provinciale dei clubs di FI in Reggio Calabria